Sto completando la mia formazione con la specializzazione in psicoterapia a orientamento psicoanalitico presso l’Istituto per la Clinica dei Legami Sociali di Mestre.
Ritengo la psicoanalisi un lavoro di scoperta e di responsabilità soggettiva, che non mira a normalizzare, ma permette a ciascuno di trovare la propria via. Nell’approccio psicoanalitico viene messa al centro la singolarità di ciascuna persona: per questo, il lavoro di analisi non segue protocolli standardizzati né modelli validi per tutti (vale anche per costi e tariffe!). Ogni percorso si costruisce uno per uno, nel rispetto della storia, del linguaggio e del modo unico con cui ogni soggetto si confronta con la propria sofferenza.
L’analista non è inteso come chi interpreta o indirizza dall’esterno, ma come una funzione: una particolare posizione che rende possibile l’ascolto, l’emergere della parola e l’elaborazione di ciò che si manifesta sotto forma di sintomo, percepito come estraneo, scomodo e invalidante. È proprio questa funzione che consente al lavoro analitico di non ridursi a un sapere già dato una volta per tutte, ma di aprire uno spazio in cui qualcosa di nuovo possa essere detto e compreso. Il sintomo, in questa prospettiva, non è solo qualcosa da eliminare, ma una formazione che porta con sé una storia. Attraverso il percorso analitico diventa possibile avvicinarsi al senso singolare del proprio sintomo, ricostruirne la trama e coglierne il posto nella propria esperienza di vita. Conoscere la storia della propria sofferenza significa aprire la possibilità di un diverso rapporto con i propri sintomi, e quindi con sé stessi: in altre parole, è un’occasione di libertà.
Cosa puoi trovare
- Ascolto e, quando serve, silenzio
- Assenza di giudizio
- Centralità della parola
Cosa non puoi trovare
- Giudizi e insegnamenti
- Diagnosi ed etichette
- Tecniche e procedure standardizzate
