A chi mi rivolgo

Adolescenti e giovani adulti

“Ci trasformavamo senza saperlo, come se il nostro corpo avesse un progetto che la mente ignorava”

Elena Ferrante, L’amica geniale

“Crescendo si perde qualcosa, ma non sempre si capisce subito cosa”

Paolo Cognetti, Le otto montagne

Nella mia pratica clinica, mi rivolgo in particolare a adolescenti e persone giovani adulte. L’adolescenza e la prima età adulta sono fasi di profondo cambiamento, in cui possono emergere domande, conflitti e vissuti difficili da nominare. Cambia il corpo, cambiano i desideri, i pensieri, le relazioni. Spesso ciò che fino a poco prima sembrava stabile perde senso e genera confusione. Il mio impegno è quindi accompagnare la sfida che ogni adolescente lancia al mondo e al suo ordine costituito, sostenere questi passaggi delicati e aprire la possibilità di trovare parole nuove per ciò che accade. Lo smarrimento e l’angoscia tipici dell’adolescenza possono ritrovare senso e parola nello spazio della cura, se c’è qualcuno disposto ad ascoltarli, senza giudizio e rispettando i tempi e le modalità di ogni persona. 


Adulti e caregivers di persone anziane o con disabilità

“Le persone normali vedono solo quello che si aspettano di vedere. Io vedo tutto.”

Mark Haddon, Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte

La progressiva privatizzazione del sistema sanitario, il suo definanziamento e la difficoltà tecnica e burocratica nell’accesso ai servizi socioassistenziali del territorio stanno producendo conseguenze gravi per la comunità nel suo insieme. Tra le persone più colpite ci sono le famiglie e le persone con ruolo di caregivers di soggetti con disabilità, mentale e/o fisica. Allo stesso modo, l’invecchiamento e la malattia di una persona cara sono spesso totalmente a carico delle famiglie. Chi si trova nella posizione di caregiver rischia così di vivere una condizione di profonda solitudine e abbandono. Per questa ragione, anche alla luce della mia esperienza recente con le famiglie di persone con disabilità, ho scelto di rivolgere la mia pratica clinica anche a chi assiste familiari e persone care con disabilità o che hanno perso autonomia a seguito dell’invecchiamento. Lo spazio che offro vuole essere un supporto per fermarsi, portare la propria esperienza e articolare la propria difficoltà, così da rendere il ruolo di cura più sostenibile, preservando la salute e la libertà di scelta.


Uno spazio serale 

I ritmi del lavoro, nel tentativo di trovare un equilibrio con la vita privata, possono costituire un ostacolo all’individuazione di un momento dedicato alla terapia. Anche le persone impegnate in ruoli di cura, come chi si occupa dell’accudimento dei figli o assiste un genitore anziano, spesso faticano a trovare del tempo per sé. Gli impegni quotidiani, gli orari dei servizi e le responsabilità familiari rendono difficile trovare uno spazio di incontro possibile. Consapevole di questa difficoltà, ho scelto di dedicare anche una fascia serale alla mia attività clinica: sarò in studio ogni martedì sera dalle 20:00 alle 23:00. Si tratta di uno spazio pensato per chi, nella complessità del quotidiano, sente di doversi inventare un tempo che non c’è.